Peperoni - 16
29 Gennaio 2008Buon giorno a tutti voi, what’s up?
Io qui sono già immerso in pieno ‘69 - quando avevo 17 anni e stavo scendendo dal traghetto insieme ai miei compagni di band.
Raggiungemmo il locale dove avremmo suonato per tutto Luglio e Agosto: si chiamava Tris Blu e si trovava ad Alghero.
Era un mito a quei tempi - chissà se lo è ancora o se almeno ha mantenuto il suo nome: informerommi.
Era proprio un bel locale e quando ci raggiunse Gidiuli, il nostro cantante, eravamo gasati al massimo, pronti e determinati a fare due mesi di buon successo. Che per fortuna arrivò. Il locale era pieno quasi tutte le sere e il pubblico ballava contento ed estivaliero.
Una sera, mentre sto suonando, noto una ragazza che sta ballando in mezzo alla pista.
E’ insieme ad un signore anziano; ballano e ridono, complici e felici.
Lei è veramente bella, alta più o meno come me, mora (un miliardo di capelli), giovanissima.
“Ma tu guarda ’sta ragazzina, avrà sì e no 18 anni e va in giro con quel vecchio che potrebbe essere suo padre. Mah, cosa si fa per farsi pagare le vacanze in Sardegna…” pensavo tra me e me, invidioso di quel signore anzianotto.
“Toh, c’è lei che mi sta guardando adesso… e mi sorride pure! Ma vai Gianni! Quasi quasi le faccio anch’io un sorriso da chitarrista stanco e in aggiunta ci metto quel movimento col piedino, per tenere il ritmo. Quello mi viene abbastanza bene. Sta ancora guardando? Sì? Mo’ quando cambio accordo con la chitarra, vado col piedino… e cinq sei sette otto: ora!
Lei scoppiò a ridere e mi indicò al bacucco che mi guardò con simpatia.
Poi andarono al tavolo e da lì ogni tanto mi osservavano, parlottavano e sorridevano.
Non appena il glorioso complesso “Gidiuli & The Douglas Group” si prese una pausa per riposare, scesi dal palco e mi avviai verso il tavolo dov’erano seduti la Bella e l’Antico.
“Scusate se disturbo ma ho visto che continuate a guardarmi e a ridere: è per come suono la chitarra? O magari… sarà mica la mossa del piedino, vero?” “No! - mi rispose lei ridendo - è che mio padre si è accorto che hai il Mi cantino leggermente scordato e che nessuno l’ha capito qui dentro, neanche tu!
Sai, lui è stato un sassofonista - era molto bravo; suonava con Fred Buscaglione… “
Il grande Fred! Avevo di fronte a me uno che aveva suonato con quel gigante di bravura e simpatia, nonchè caposcuola italiano di quel genere swing, che rispondeva al sacro nome di Buscaglione?
Quando tornai sul palco accordai subito la chitarra accorgendomi che effettivamente la corda del Mi cantino era scordata.
Sì, ma pooooco, dai - tanta scena…
Comunque l’Antico Sassofonista mi era decisamente simpatico, soprattutto perché m’invitò a fare un giro in barca il giorno dopo.
Tanto per cambiare non ricordo i nomi dei suddetti; mi sembra, più o meno, Alberto e la figlia Elisabetta.
La barca in realtà era un motoscafo di 6/7 metri, senza cabina, ma con un bel telo comodo che copriva il pozzetto.
Una barca proletaria, insomma, ma dove passai una settimana grandiosa, a ridere con tutta la famiglia di Alberto, composta da lui, la moglie, un figlio di circa 12 anni ed Elisabetta.
Erano torinesi e Alberto spesso ci raccontava degli aneddoti sulla sua vita artistica passata insieme al grande Fred.
Faceva delle smorfie, delle battute, delle voci in falsetto, delle facce strane che ribaltavano noialtri e tutta la barca.
Ogni tanto io ed Elisabetta andavamo a fare il bagno su di una spiaggia stranissima che si trovava a Fertilia, vicino ad Alghero.
Non c’era la sabbia su quella spiaggia ma una smisurata distesa di alghe secche e spezzettate, lunghe pochi centimetri.
Sembrava di stare su di un enorme materasso morbidissimo.
Quando si usciva dall’acqua e ci si sdraiava, venivamo completamente coperti dalle alghe secche che ci si appiccicavano addosso.
Ridevamo nel togliercele: si stava bene.
Chissà se esiste ancora quella spiaggia - consiglierèilla agli innamorati 17enni. Indimenticabile.
Quando la famiglia di lei tornò a Torino, ripresi a frequentare gli altri e mi accorsi che Giulio, il batterista napoletano, era sempre più nervoso e irritabile. Gli altri mi spiegarono con la faccia rassegnata che Giulio stava reagendo così perché… gli mancavano le donne, glìma!
Ragazzo intelligente ma scontroso e reattivo quanto un puledro di razza; uno molto permaloso, ‘nsomma, che faceva scappare le turiste straniere al minimo contatto.
Non che questo pregiudicasse la sua arte batteristica, quello no, anzi! Quando aveva la faccia incazzosa, si metteva a provare la sua batteria e, credetemi, era proprio lì che dava il meglio di sé!
Si vede che il nervosismo si traduceva in tempismo assoluto.
Giulio pestava sui tamburi in maniera prodigiosa in quei momenti, dando ritmo ma anche fantasia ed originalità alle sue improvvisazioni.
Raramente ho sentito suonare la batteria così bene, in vita mia!
Peccato che fosse pomeriggio e che ad ascoltarlo ci fossi solo io.
Già .
Partito il Sax con la famiglia, mi ritrovai ad avere molto tempo libero; così decisi di star vicino a Giulio che, bravura a parte, mi sembrava sull’orlo di una crisi di nervi.
Finalmente, una sera… la grande occasione!
Il nostro batterista stava suonando particolarmente bene quella sera: si vede che era più incavolato del solito… quand’ecco che in pista notiamo questa ragazza che guarda Giulio molto intensamente.
Si vede che è interessata a lui, al punto che si mette proprio sotto il palco, davanti a lui.
Giulio comincia a sbagliare, segno che si stava rilassando moltissimo e che la ragazza, dal tipico biancore britannico appena rosso scottato, gli piaceva glìpia!
Trattavasi di un’inglese che, stordita dal-sole-dal-mare-dal-mirto (rap lento…), voleva Giulio a tutti i costi.
Appena finita la serata vedemmo la coppia anglo-italiana dileguarsi.
“Ooooh - pensammo tutti - finalmente domani vedremo Giulio rilassato!”
Il giorno dopo difatti, il simpatico napoletano era portatore sano di un’altra faccia: allegro, dinamico e spiritoso ci raccontò fin nei minimi dettagli quello che, a gesti internazionali, si erano scambiati lui e l’albionica.
Sempre a segni e smozzichi lei gli aveva detto di voler stare insieme a lui ancora per dieci giorni almeno, fino al termine delle sue vacanze, previste per il giorno 21 Luglio.
E così per 10 giorni non vedemmo Giulio che la sera, quando si doveva suonare.
Finita la serata spariva e non lo si vedeva più fino al giorno dopo.
Arrivò così la storica data della notte del 20 Luglio: lo sbarco sulla Luna!
Io, Tonino e Andrea ce la vedemmo dal televisore dell’albergo; mancava solo Giulio, il quale stava trascorrendo la sua ultima notte con l’inglesina.
Il mattino dopo, il poco simpatico batterista partenopeo mi venne a svegliare trafelato per chiedermi di accompagnare lui e la sua girl-friend fino alla spiaggia di Fertilia, quella con le alghe secche, perché lei aveva ancora qualche ora prima del volo e voleva farsi l’ultimo bagnetto italiano.
“Giuliò, so’ le 10:00 - ora locale - e io sono andato a letto alle 6:00 stamattina… non è che vai a rompere la batteria da ‘naltra parte, uh?” bofonchiai in tono spaziale e addormentato.
Me la menò per un’ora; si fece venire le lacrime agli occhi: “E ddaj guagliò, fammela veré… n’à tra vòta schitto, neh!” (fammela vedere ancora una volta sola).
Potevo rifiutare l’ultima sigaretta a un condannato?
Prendiamo l’autobus che ci porta a Fertilia; “loro” fanno il bagno e ridono mentre si tirano via le alghe secche. Sempre loro mi svegliano dopo un po’.
E’ ora di tornare e Giulio è nervosissimo.
Sull’autobus che tornava ad Alghero c’è il pieno del rientro dal mare.
Tutti accaldati, pieni di crema solare, sudati, stanchi e nervosi.
Ma mai quanto Giulio.
Per stemperare la tensione gli chiedo, ad alta voce, se aveva visto lo sbarco la notte prima.
Mi risponde in un cinico e strafottente napoletano che lui, veramente, aveva altre Lune a cui pensare…
A questo punto, scatta il fattaccio: un signore di mezza età che nonostante i suoi bermuda e le ciabatte sembrava un professorino, si mette quasi a strillare che non era possibile una roba del genere.
Ma è pazzesco - urlò indignato - tutto il mondo si era commosso di fronte ad uno degli eventi scientifici più importanti della storia e quel napoletano dormiva? Si poteva essere più ignoranti?
Arigià .
Dovemmo metterci in due, io e la britannica per trattenere Giulio che, finalmente trovato il bersaglio per il suo sfogo, poteva scaricare sul povero professorino tutta la sua rabbia d’amore disperata.
E più gli diceva le peggio cose, per fortuna incomprensibili, e più quello cercava di guadagnare l’uscita.
Tutti ci guardavano preoccupati, finchè l’autobus si fermò.
Il professore si nascose e noi spingemmo giù a fatica l’indemoniato che continuava ad urlare.
Io, nell’incasinamento incasinato, capivo poco le parole che diceva: “…cìmme!… sciamégno! …Pettemùso! Figlien… occhia!”
Lo calmammo a fatica poi, dopo un po’, li salutai.
Mentre tornavo in albergo però, non potevo non ripensare a quel povero professorino di prima; in fondo, mi dicevo, aveva ragione anche lui, orsuvvìa!
Ma come: Neil Armstrong sbarcava nel Mare della Tranquillità , portando l’Uomo a diretto contatto col Futuro e quello pensava solo a sbarcare su un Monte di Venere qualsiasi?
E’ proprio vero che la dizione “Ultima notte in vacanza” porta la più parte di dolori e di malinconie… terrestri.
Tornammo a Milano a fine Agosto, il contratto essendo stato prolungato per un altro mese.
Poco dopo ripresi la scuola, ultimo anno, quello tosto.
Ma due mesi dopo fui anch’io colpito, come Giulio, dalla sindrome britannica.
Dovevo girare un Carosello, il quale prevedeva, alla fine, che io baciassi una ragazza (Inglese) sulla bocca.
Fu così che mi presi un bell’Herpes che fa la sua simpatica comparsa circa ogni quattro anni.
Dura due e tre giorni poi se ne torna in Inghilterra.
Quando si dice dare il sangue (e le labbra) per il lavoro…
E ogni volta mi dico che nello show-biz non è tutto oro quello che frìccica!
Ma questa è un’altra storia che tornerà prossimamente con (rullo)… Peperoni diciassetteeeeee!
Cya! Gianni.
Naouting…
29 Gennaio 2008E’ un misto tra night e outing.
Come in questo momento.
La notte è il regno delle confessioni: sommesse, urlate, scritte e navigate nell’Oceano del Web Sud-Occidentale.
Faccio naouting dunque e vi dico che sto passando un periodo di grande stress.
Lo so, siamo in tanti: “Prendi il numero, honey, e mettiti in coda…”
C’è la radio (SNJ) da organizzare; è una storia nuova, bisogna farla bene e quindi perderci mezza giornata. Poi ci sono delle cose da risolvere extra-lavoro, che mi portano via l’altra metà .
Poi c’è il blog.
Mangio una mezza roba (a volte intera, mannaggia la panza…) e mi metto qui, a rubare le ore al sonno e, a volte, braccia all’agricoltura.
Che poi, vabbé, che ci fanno con uno come me quelli dell’agricoltura, ché uno magro e con la pancia… al massimo può fare lo spaventapasseri.
Come vedete sono ai miei massimi livelli di autostima per cui… avrei pensato di rallentare un po’.
Magari non un post tutti i giorni ma quando capita, quando c’è l’occasione giusta; come in tutti gli altri blog.
Ogni tanto controllo l’andamento del traffico quotidiano di contatti.
Ormai da qualche settimana si è assestato: dalle 300 alle 400 persone, a seconda che il post sia stato interessante o meno.
Non conosco i nomi di chi entra qui dentro, ma so che più della metà di voi ci rimane 30 secondi e non di più.
Ormai me ne sono fatto una ragione. Mi dico che questi sono i ritmi di oggi, ancor più in un mondo stra-veloce come quello web.
Si pizzica, si sfiora, si coglie al volo e poi… viaaa da un’altra parte!
Per me è già un onore che mi leggiate, sinceramente.
In fondo, mi rendo conto che qui non è che ci siano cose così pazzesche, spaziali e spettagulari!
Giusto 4 chiacchiere in famiglia, tra amici.
E che siano i miei conoscenti a votarmi, per esempio, me ne sono accorto già da un po’: sono sempre quei quattro-cinque voti ad ogni post, datimi dagli amici più stretti.
Paolino, Roberta, Giada, Caterina, Carla quando cià tempo, Daniela, Massimo.
Sempre il voto più alto, bontà dei vostri cuori amichevoli, ma siete sempre voi a farlo… dite la verità !
E i commenti?
Giada e Daniela; qualche volta Don Lorenzo.
Punto.
Ora non c’è più neanche ByoBlu, essendo partito per le Germanie.
E gli altri 395? Voi… altri?
Scusate, nevvero, se chiedo un po’ di outing anche a voi ma… che effetto vi fa questo blog?
Che impressione ne avete? Gli articoli vanno bene o sono troppo lunghi? Ci sono troppe foto?
Troppo poche? (Quante foto, signò…?)
Qualche volta il post lo leggete tutto? E come reagite?
Sorridete, fate la faccia incazzosa, vi commuovete, rimanete assolutamente indifferenti…
O cosa cacchio ne pensate?
Fatemi sapere qualcosa, vi prego.
C’è anche la possibilità di mandarmi una mail, nel caso lo vogliate.
Io per l’intanto do qualche colpetto al freno, sperando che qualcuno possa così approfittarne per dare un’occhiata ai post precedenti e darmi una sua impressione spassionata.
La stessa spassionata voglia di raccontarcela che ho avuto tutti i giorni da quattro mesi a questa parte.
Un Grazie “vero” per essere stati con me, numerosi.
Ma discreti. Molto discreti.
A presto.
Cya! Gianni.
Popoli - 6
28 Gennaio 2008Buon Lunedì a tutti e… Shalam el eikum!
Mi scuso subito con gli amici arabi per averlo, immagino, scritto male.
Credo di avere scritto, tipo: Bu ong iarno!
Ma sono sicuro che gli arabi che leggono questo blog sono intelligenti ed autoironici e se ho sbagliato a scrivere, mi correggeranno.
Il saluto è un omaggio al popolo egiziano, chè a lui è dedicato questo post.
Apriamo dunque la categoria Popoli (6) proprio per parlare di questi gloriosi e millenari campioni del primo impero della storia.
Lo disse anche Napoleone, davanti alle piramidi.
Aveva appena conquistato l’Egitto e si trovava di fronte ai tre colossi.
Dietro di lui si trovava la sua possente armata pluri-mega-vittoriosa.
Silenzio generale.
Il grand’uomo (tanto cervello in pochi centimetri) sbotta: “Davanti a noi ci sono 40 secoli di gloria!”
Pas mal, n’est pas?
Gli piacque talmente tanto l’Egitto che si portò via un bel po’ di ricchezze, il geniale predone.
Ricchezze oggi esposte al Louvre, naturalmente!
Aveva impressionato lui, fa certo molto effetto anche a noi, quel numero: 4000 anni.
Di impero!
Sìììì, d’accordo, tra alti e bassi… ma lo sbigottimento che provoca quel numero è notevole!
Hanno cominciato 6000 anni fa, lungo il Nilo, il padre di tutti loro.
Il Dio che due volte all’anno regalava esondazioni e ricchezza.
Ed erano campi sterminati di frumento buonissimo, di cotone fantastico (tuttora) e di tanti altri prodotti che permisero a questo grande, antichissimo e intelligentissimo popolo, di svilupparsi come nessuno al mondo seppe fare per migliaia di anni.
E le piramidi? Vogliamo parlarne?
Quella di Cheope è l’unica delle antiche “sette meraviglie” che è ancora lì, eterna e inspostabile.
Le altre o sono state polverizzate o sono ridotte a poche, piccole rovine.
E invece quel fantastico grattacielo triangolare, alto quasi la metà delle Twin Towers è ancora lì…

Oltre alle piramidi, un’altra grossa emozione la provai nel vedere la Sfinge.
Confesso che quel viso, dal vivo, l’ho trovato molto… sensuale!

Sono sempre più numerosi gli italiani che vanno a visitare l’Egitto e tutti ne tornano totalmente entusiasti.
Poi c’è Sharm el Sheik, sconosciuta fino all’invasione israeliana del Sinai.
Quando i soldati di Moshe Dayan videro quel paradiso, cominciarono a farne un punto d’approdo per i turisti e quando tornarono i legittimi proprietari egiziani, si trovarono molte delle infrastrutture turistiche già avviate dagli israeliani.
Era nata la leggenda per molti di noi, gli amanti della subacquea: Sharm!
Ho visitato anche i fondali delle Maldive, che sono il meglio al mondo come fauna: lì si radunano tutti i pesci del creato, ma come flora sottomarina, il Mar Rosso è imbattibile.
E come sono gentili e ospitali e come si mangia bene!
Certo, bisogna stare attenti, ché altrimenti la maledizione intestinale di Tutankamon è in agguato… ma come sanno maneggiare il grano, la farina!
Si vede che il frumento è nel loro DNA da 6000 anni e ricordiamo che l’Egitto è stato il granaio dell’Impero Romano per secoli.
Pane, focacce, dolci.
Sono bravi almeno quanto i loro celebrati colleghi fornai italiani.
Lo dimostra il fatto che, almeno qui a Milano, c’è ormai una maggioranza di panettieri e pizzaioli egiziani, sempre molto apprezzati.
E bisogna anche riconoscere che, tra le comunità extra-comunitarie di origine araba, l’egiziana sembra quella che meglio si stia integrando con la nostra.
Spesso sono colti e gentili gli egiziani che incontro qui in Italia.
Quando dico loro le uniche parole arabe che conosca: Shalam el eikum (Salve) e Sho-kran (Grazie, scritto malissimo) gli sguardi degli egiziani si illuminano di allegria.
Quando lo dico ad arabi di altri paesi, spesso ne ricevo in cambio un sorriso beffardo e canzonatorio, cinico e disincantato.
L’entusiasmo naive è di chi se lo può permettere, a livello intellettuale.
E gli egiziani possono, possono…
Non ti porti dietro 6000 anni di storia e di cultura così, a vuoto.
E bene lo sappiamo noi italiani che (quando lo sappiamo organizzare) facciamo da sempre il turismo storico e culturale: il passato e il suo simbolo di bellezza che fanno da calamita per tutti i turisti del mondo.
E il turismo è la più importante voce del terziario dell’Egitto.
Ma ora c’è anche un industria che sta correndo sempre più veloce e moderna.
Per far sognare gli egiziani e per far vedere al resto del mondo che ci sono anche loro, fra i paesi emergenti.
Nel loro caso: ri-emergenti.
Sono tra i paesi musulmani più moderati.
Speriamo contribuiscano alla pace tra civiltà …
Se così sarà : Sho-kran agli Egizi!
Cya! Gianni.
Scuse - 1
28 Gennaio 2008Buon giorno! Mi spiace moltissimo ma oggi non ci sarà la peperonata…
Il fatto è che stanotte non ho proprio potuto scriverla ma… non c’è problema perché domani sarò puntualmente su questo blog per Peperoni 16.
A domani e… scusate, neh!
Cya! (tomorrow)
Gianni.
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Peperoni - 15
26 Gennaio 2008Buon Martedì a tutti!
In data odierna parlerovvi anzi, preparerovvi una peperonata, la quindicesima.
Sarà essa digeribile, ci chiediamo tutti costernati?
Due peperonate la settimana… roba da schiantare anche un sardo affamato.
Ed è proprio da questa regione meravigliosa che si dipana il ricordo dei miei 17 anni.
Siamo nel ‘69 e nel mese di Luglio del medesimo, la famigerata troppo-nota formazione The Douglas Group si appresta a partire per il regno delle Due Sardegne.
C’era una faccia nuova nella band.
Trattavasi di Andrea “Thin” - un magrissimo tastierista che veniva a sostituire Paolino “Sampella”, partito di nuovo per le albioniche terre. (Gee! How cool was my best friend, uh?).
Per fortuna anche Andrea si dimostrò subito molto bravo a suonare.
Tipo strano, Thin: alto, allampanato, un grissino sempre imbevuto di gin & tonic e mille sigarette al giorno; un entusiasta simpaticissimo, spesso travolgente.
Assieme a Tonino, Giulio e me, avremmo dovuto accompagnare un cantante che si chiamava Gidiuli e che aveva anche partecipato a S. Remo (diceva lui).
Il contratto era per il mese di Luglio; la paga era buona; si sarebbe suonato al Tris Blu di Alghero (Sassari).
Partiamo in Nave. Gidiuli ci avrebbe raggiunto in aereo.
Io mi sentivo l’adrenalina a 5000; non ero mai stato in Sardegna e quel mese di lavoro avrebbe sistemato la mia Estate proprio a… Cìppa di cocco! (Come si dice vicino Roma).
Mare, donne, Sardegna e suonare.
Spesso invertivo l’ordine dei fattori, ma il risultato finale della lista non cambiava mai.
Era la felicità assoluta.
La Sardegna mi ha sempre portato bene, tutte le volte che ci sono tornato.
E’ una terra benedetta, con un mare da finale mondiale contro qualunque altro.
Quando voglio classificare le più belle vacanze della mia vita, al primo posto metto quelle 4 Estati passate con la mia ex-moglie, Sara, tra Capo Coda Cavallo e il Golfo di Marinella.
Aiò, felicità comple-tta e-rra!
Comunque, già il primo viaggio 17enne cominciò coi contro-fiocconi.
La nave per Porto Torres era partita di sera da Genova.
Avrebbe viaggiato per tutta la notte per portarci in Paradiso; nel frattempo, dopo cena decidemmo di dividerci.
Giulio e Tonino andarono a fare due passi sul ponte mentre io accompagnai Andrea al bar perché si facesse quei 2 o 3 gin & tonic prima di addormentarsi da qualche parte.
Non avevamo la cabina - naturalmente - e ogni buco era buono per buttarsi giù a dormire.
Ma era destino che il viaggio cominciasse subito benissimo.
(E qui la peperonata comincia a farsi un po’, come dire, piccantina - ma tutta accaduta realmente…)
Al bar conosciamo queste due tipe, una piccolina, moretta, molto carina; l’altra alta e rotondona ma fatta bene.
A me piacevano le piccoline, ad Andrea quelle alte…
Non fu necessario neanche guardarci negli occhi perché tutto fosse già prestabilito.
Andrea si trovò ad alitare il suo gin e la sua simpatia in faccia alla gigantona formosa, mentre io mi industriavo intorno alla morettina, che mi piaceva proprio, mìpia!
Entrati che fummo tutti e quattro in discorsi più liquidi, intimi e intriganti, si pose il problema sul “dove” andare “a”.
Io e Andrea ci guardammo in giro, preoccupati ma speranzosi: ah, se qualcuno avesse potuto aiutarci!
Ed ecco che il mio sguardo si posa su di un tavolo occupato da tre tipici marinai.
Canottiera bianca e faccia di chi passa metà della sua vita a scivolare sul mare.
Io e Andrea ci accostammo al tavolo, preoccupati ma speranzosi.
Raccontammo quello che ci stava succedendo, indicando con la testa le due incantevoli ragazze, anche loro - neanche a dirlo - con lo sguardo… preoccupato ma speranzoso!
Due dei marinai ci dicono di non poterci aiutare ma il terzo, forse per solidarietà umana e maschile, nonché mascolina, ci offre la sua cabina, composta prodigiosamente di due letti: quello suo e quello di un altro collega.
Tutti e due avrebbero avuto il turno-macchine per molte ore quella notte per cui, se ci fossimo accontentati…
Già .
Avremmo pianto lacrime di gioia quando ci portò nella sua cabina.
Ci mostrò i letti, piccoli ma comodi e orizzontali e si dileguò discretamente con un sorriso e un cuore grandi così.
Yes baby, yes!
In pochi minuti eravamo passati dal Too bad al… Two beds!
E qui mi fermo, ché raccontare quelle ore di amore marittimo e marinaro mi sembra un po’ troppo enfatico e mica tanto propedeutico nei confronti dei lettori giovanissimi.
Il ricordo più vivo fu comunque quello del caldo pazzesco che c’era in quella cabina!
Una caldazza allucinante, mista a un fortissimo odore di gasolio.
La cabina si trovava infatti attaccata alla sala-macchine ed io, pur divertendomi, mi ritrovai a pensare che dormire così tutte le notti, in un letto piccolo, con un caldo vulcanico, la puzza di gasolio e il tum-tum delle macchine accanto… ti trasforma in un eroe, ancorché inconsapevole!
Onore a questi uomini che fanno ’sta vitaccia, veramente dura: onore a voi marinai!
Il mattino dopo ci rivediamo con Tonino e Giulio.
Quest’ultimo aveva la faccia un po’ incazzosa, chissà perché.
Lo avremmo scoperto qualche tempo dopo, quando ci fu quella storia… che tornerà Giovedì prossimo con… (rullo) Peperoni sediciiiiii!
Cya! Gianni.
Purchase Micardis
Bupropion
Purchase Emsam
Purchase Mentat
Purchase Elimite
Purchase V-Gel
Purchase Lopressor
Purchase Glucophage
Purchase Sumycin
Elimite
Plan B
Purchase Clarina
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HXZWKMHQ
25 Gennaio 2008Oggi (ieri per chi legge n.d.r.) [(ho sempre sognato di scriverlo!…)] mentre ero in onda a Radio SNJ, mi capitano due chattisti simpaticissimi che interpretano due alieni i quali minacciano e sbattuteggiano a destra e a manca.
Mi parlano anche del loro Dio, tale Swhertzkes, del quale sono devotissimi - Basta pronunciare il Suo nome nel modo sbagliato e la Terra verrebbe da loro distrutta.
Un Dio alieno lungimirante ed autoironico, insomma.
Il Dio presente in questo blog invece, si chiama Hxzwkmhq e meno male che non è uno permaloso…
Ultimamente mi capita spesso di pensare a Lui, forse perché sto superando l’età adolescenziale, sto diventando un quasi-adulto…
Il tempo passa e tra una cinquantina d’anni chi ti dice che non potrei trovarmici davanti?
Però devo ammettere che mi rilasso quando mi capita di fare due chiacchiere con Hxzwkmhq.
Ogni tanto piango, ma molto più spesso rido di gusto.
(Dite che è meglio che me lo cerchi subito l’analista oppure ho ancora qualche settimana di tempo?)
Quando piango è perché penso a chi si trova in galera per motici politici (magari anche torturato); ciò rappresenta per me la peggiore condizione umana che io possa considerare.
In genere questi poveracci vivono in paesi autoritari, circondati da uomini corrotti e quindi pericolosi, occhi e orecchie dappertutto, pronti a spiare e a denunciare chi cerca di cambiare le cose.
E quando un onest’uomo è preso di mira dal regime… finita, basta.
Se non c’è una ragione ufficiale, se la costruiscono, se la inventano, questi funzionari del partito di regime oppure questi trucidi commissari del dittatore locale.
Arrivano all’alba, come sempre. E quei poveretti spariscono.
Finiscono nei luoghi peggiori del mondo, ché una prigione di quei paesi dev’essere peggio del Quarto girone di Dante… non sanno più niente della loro famiglia, chissà cos’è successo là fuori, quasi quasi mi ammazzo.
Già .
E mi viene da chiedere a Hxzwkmhq: “Capisco le sfortune come le malattie, la povertà , l’ignoranza, posso arrivare a capire anche la sfortuna di essere un assassino: sono tutte immagini che mi addolorano, che mi fanno pensare (anche al sedere che ciò)… ma le reggo.
Quei disgraziati in galera invece, sono una domanda senza risposta, un pensiero troppo grosso per me”.
Ogni volta la risposta che mi dà Hxzwkmhq è sempre la stessa: “Segui l’istinto”
Hai capito? Sempre così mi dice.
Sarà mica che voglia dirmi di farmi i fatti miei?
Che è pure più bello così? Che è più vivo, più coraggioso, più maturo?
In effetti è da quando mi innamorai per la prima e unica volta in vita mia che mi faccio dei film su Hxzwkmhq, che cerco contatti con Lui, che gli parlo. Forse che gli sto un po’ troppo addosso coi miei ragionamenti?
Forse a volte sono bulimico di tautologie e di domande ma, mi dico, questo è il primo e più importante regalo che mi fece Hxzwkmhq - la capacità di pensare.
Probabilmente però a pensare troppo si diventa vanitosi.
E la Vanità è il primo peccato, quello che causò l’inizio di Tutto.
Eh già , perché pare che l’Universo arrivò dopo la ribellione di Lucifero.
Che Hxzwkmhq abbia fatto tutto ’sto casino catartico per far capire a Satana che non è bello, per degli esseri ex-perfetti come lui, essere vanitosi?
Vabbé, peccato che mo’ noi ci troviamo questo affascinante e intelligentissimo presuntuoso che si aggira per l’Universo a cercare di combinare le peggio infamie su tutti i pianeti dove c’è vita.
La grande punizione per il vanitoso è che non può - o non sa - amare.
Finché lui, così intelligente, non capirà da solo che amare vuol dire “seguire l’istinto”… noi avremo sempre dei problemi di auto-distruzione, su questo cacchio di pianeta.
E che si sbrighi, écche!
Qui sul globo l’orologio biologico corre…
Cya! Gianni.
Peperoni - 10
24 Gennaio 2008Di già ? No dai… digià -digiò-vedì?
Eh sì, credo proprio che inesorabile stia arrivando la peperonata n.10… finché sarà digeribile.
Quando non ce la farete più me lo direte, oghèi?
La settimana scorsa eravamo rimasti a quando, insieme a Paolo, ottenemmo il più clamoroso flop musicale della storia dei 15enni milanesi.
Passammo due settimane a mandare ‘morià mmazzate il batterista Franco, colpevole di tutto, pure di andare con troppe ragazze (ogni scusa era buona per dargli addosso).
Franco cercò di farsi perdonare iscrivendo la nostra band, The Douglas Group, a un concorso organizzato al Palalido di Milano.
Era fissato per il Sabato pomeriggio e il ricordo di quella scena mi si appropinqua veloce, vivido come un plasma da 42″.
L’appuntamento era alle 16:00, ingresso artisti.
Arrivo puntuale, anche se un po’ timoroso stavolta… sai, 15 giorni prima avevo urlato ai miei
- sommersi dai fischi - “Ragazzi, sparpagliamoci!”
Un altro flop come quello ed avrei appeso la chitarra al chiodo.
Vedo e saluto Tonino, il nostro bassista.
Ha la faccia incazzosa: mi dice che Paolo, il nostro tastierista, non può venire.
Perché? Chiedo. Perché i suoi non lo mandano, mi risponde avvilito; era passato a prenderlo ma aveva trovato un muro impenetrabile eretto intorno a Paolo.
Avevamo 15 anni, nel ‘67. Il NO dei genitori era definitivo a quei tempi.
Povero Paolino! Non esistevano i cellulari; lo avrei chiamato la sera da casa mia per consolarlo.
Poi mi accorsi che il disperato ero io, veramente: come cavolo avremmo fatto?
Senza tastierista il gruppo era bello che distrutto!
Tonino provò a convincermi: “Suoneremo in tre, che ci frega? Tu fai come Jimi Hendrix, suoni e canti; io e Franco, il batterista, ti staremo dietro!”
Facile no? Io come Jimi Hendrix.
Già .
Uguale proprio, ùgu!
“Ma sei scemo? - gli risposi - la canzone che faremo si intitola Black Cat ed è stata incisa dal grande Brian Auger…
E cosa fa Brian Auger nella vita? Il tas-tie-ris?…tà ! Bravo, ti ricordi anche tu allora… e noi dovremmo suonare una canzone Rithm ‘n’ Blues… alla Jimi Hendrix?
Ci fischieranno come al Tricheco.”
(E qui non c’era neppure Paolino per riderne insieme…) Ero disperato.
“Ma no - Tonino cercava di convincermi - vedrai che se Franco non sbaglia troppo, ti daremo un bel ritmo, da dietro ma… a proposito di Franco, dov’è quel pirlone che non è ancora arrivato?”
Erano le quattro e mezza: avremmo dovuto salire sul palco alle cinque.
Poco dopo vedemmo arrivare il padre di Franco, uomo molto affascinante e simpatico che evidentemente aveva trasmesso al figlio i cromosomi della figaggine.
“Ragazzi, Franco si scusa molto ma stanotte è stato male e oggi non ce la fa proprio a venire…”
Ai nostri ululati di smarrimento e costernazione rispose: “Vi dico la verità , secondo me i casi sono due: o se l’è fatta sotto per il terrore di farvi fare un’altra figuraccia come l’altra volta o la sua malattia inizia per D - Donatella, Daniela, Daria… Come fa a suonare bene uno così, boh? Io alla sua età mi ricordo che mi impegnavo su ogni cosa…”
Certo che ’sto papà di Franco deve proprio fare il figo sempre, eh? - mi chiedevo - mentre lui aggiungeva, con aria da viveur: “Guardate, secondo me è meglio così. Qui, se non suonate bene, vi sotterrano con una scarica di fischi che vi ricordereste per tutta la vita!”
E sfoderando uno dei suoi sorrisi eleganti e sicuri, piglia e se ne va, lasciando dietro di sé le rovine, le macerie, i pezzi smembrati del troppo-noto Douglas Group.
A questo punto neanche Tonino aveva più la forza di reagire.
Tristissimi decidiamo di entrare lo stesso per vedere come se la fossero cavata gli altri gruppi.
Dentro, una bolgia.
Nel back stage un casino impressionante; chitarre che andavano e venivano, ragazzi che provavano i loro pezzi seduti dovunque: nei camerini, sulle scale, per terra.
C’era una cacofonia assoluta, quasi perfetta, di mille voci e di mille strumenti che provavano altrettante canzoni diverse.
Al di là del tendone c’era il palco.
Si sentiva lo “stunf-stunf, bleng-bleng” del complesso che si stava proponendo di fronte ad un Palalido già completamente gremito da 5000 ragazzini/e.
Il concorso si svolgeva così: i gruppi sconosciuti si sarebbero esibiti per tutto il pomeriggio, fino a sera.
Il pubblico avrebbe via via deciso, con gli applausi e le urla, quale sarebbe stato il complessino vincente, quello che avrebbe poi suonato la sera assieme ai big.
E che big! Ospiti d’onore infatti, sarebbero stati i grandiosi, meravigliosi, stra-famosi e stra-venduti… Camaleontiiii!
Qualche coetaneo ricorderà certamente I Camaleonti; vendettero milioni di 45 giri in quegli anni.
I Pooh ancora non esistevano e loro erano i n.1 di quel tempo.
Presi dall’entusiasmo generale e dall’elettricità che si avvertiva tutt’intorno io e Tonino decidiamo di cercare qualche buon’anima che volesse sostituire Paolino e Franco.
Erano le 16:45.
Alle 17:00 il Douglas Group avrebbe dovuto presentarsi sul palco: in caso contrario sarebbe stato cassato dalla lista dei concorrenti.
Non ce l’avremmo fatta mai, pensavo sfiduciato: in 15 minuti non potremo mai trovare un batterista e un tastierista, magari pure bravi; spiegare loro gli accordi (molto facili peraltro), spiegare anche il ritmo e salire sul palco…
E infatti… in 15 minuti no, ma in 10… sì!
Quando vidi Tonino venirmi incontro raggiante con due ragazzi al fianco non ci potevo credere! Uno era Giulio, un batterista dall’aria sveglia, l’altro era Paolo (un altro Paolo…) che non suonava la tastiera ma la chitarra e sarebbe salito volentieri sul palco insieme a noi!
Anche loro si erano ritrovati senza una band.
Guardai Paolo: aveva la faccia con un’espressione vagamente pazzoide ma sembrava sicuro del fatto suo.
La musica la conosceva, del resto era facile: un giro di Mi, poi La e poi Si, tutto sincopato.
Provammo per 3 minuti e alle 17:00 in punto, il gruppo troppo-noto fece il suo ingresso in campo!
Appena salito, sento le gambe che si fanno di piombo.
Davanti a noi c’erano 5000 giovanissimi entusiasti e gasatissimi; ragazzi giovani dai 15 ai 18 i quali, non potendo uscire la sera, avevano affollato il Palalido nel pomeriggio.
Il miracolo avvenne subitaneo.
Giulio, il batterista, partì subito benissimo, picchiando bello grintoso e coi tempi giusti.
Tonino rinforzava perfettamente il ritmo col suo basso e Paolo se la schitarrava allegramente, tenendo il tempo.
Io cerco di stare a livello di quelli; sembra che tutto vada bene.
I giovanissimi pare si vogliano scaldare subito. Il clamore aumenta, tutto si riscalda.
A metà canzone Paolo fa il suo assolo di chitarra.
Era la prima volta che lo sentivo e un timore sotterraneo mi pungeva l’orecchio: come avrebbe suonato?
Lo guardo, sembra un invasato. Muove velocissimo le dita sulle corde, con la chitarra al massimo.
Fa un miliardo di note, tutte buttate lì a caso, ammucchiate e senza senso; ogni tanto ne azzecca una, capisce che è quella giusta e allora si ferma col dito, come se fosse tutto studiato.
Un pazzo, vi dico, un pazzo.
Intanto però, sentendo che Tonino e Giulio danno un senso musicale a tutto quel casino tenendo perfettamente il ritmo giusto, decido di buttarmi anch’io, che mme frega!…
E mi butto letteralmente, non sul pubblico, ché allora ancora non si usava, ma sulle mie ginocchiette ossute e 15enni.
Strillo come un matto, urlando al microfono: “Portate via quel gattoooo… gatto nerouuu!”
(Erano le parole della canzone) e mi metto a cacciare degli urli che servivano anche a coprire un po’ il casino cacofonico provocato da Paolo.
Che vi devo dire… incredibile a dirsi, ma piacque. Piacquette tanto, moltissimo.
Quando finimmo il brano, sentimmo il delirio intorno a noi.
E il giovane ed inclito pubblico ci offrì, ci regalò un successo che manco ci sognavamo!
Applausi, urla, c’erano anche gli strilli delle ragazzine come nei concerti veri; i 5000 ondeggiavano e quando siamo scesi dal palco c’erano tantissime mani giovani che si muovevano verso di noi, trattenute dai katanga del servizio d’ordine (degli armadi che si preparavano per il ‘68 che sarebbe arrivato l’anno dopo).
Vedevo facce allegre, entusiaste, foglietti con la biro in attesa degli autografi…
e che ccavolo stava succedendo?
Io e Tonino ci guardavamo stralunati, mentre stavamo lì, ritardando il rientro nel retro-palco, a goderci quell’enorme pacco-regalo che uno strano destino ci stava consegnando.
Ah, pensai, ci fosse qui il papà di Franco!…
Appena rientrati nel back-stage ci raggiunge un collaboratore di Miki del Prete, il manager dei Camaleonti.
“Ragazzi! - dice costui - siete andati una bellezza! Ovviamente siete voi i vincitori del concorso.
Stasera vi aspetto ancora qui alle nove. Suonerete il vostro pezzo prima del concerto dei Camaleonti.
Oh, ma dovete farlo uguale, mi raccomando, capito?”
E qui inizia un storia… che tornerà Giovedì prossimo con… (rullo) Peperoni Undiciiiiii!
Cya!
Gianni.
PVP - proposta n. 8
23 Gennaio 2008Beh, cari amici e sostenitori del PVP (Partito dei Verdi Pisello), sembra proprio che ci stiamo giocando il nostro abituale interlocutore, il non-si-sa-per-quanto Presidente del Consiglio.
Finora gli avevamo lanciato ben 7 proposte che probabilmente avrebbero salvato lui e il suo governo.
Non ne ha seguita una.
Dalla proposta di unirci in rapporti strettissimi con la Spagna (salvando Alitalia e Iberia, per esempio), al nucleare; dal proteggere le attività artigianali al dimezzare le spese militari e tutto il resto.
Niente.
Da Palazzo Chigi non è arrivato nessun messaggio per noi, neanche un SMS spuzzoloso!
Presidente rassegnato! Arrivati a questo punto, noi Pivippini, le suggeriamo quella che forse sarà l’ultima proposta (8) a lei indirizzata: se ne approfitti e faccia la rivoluzione!
No, non quella politico-marxista; quella non ha proprio funzionato, come ben sappiamo tutti, ma l’unica vera rivoluzione politica che si possa fare oggi qui in Italia e cioè: bastonare la casta.
Dia una bella saccagnata ai suoi colleghi, Presidente dimissionato!
Stanotte può riunirsi con pochi fedelissimi: Padoa Schioppa, Bersani, Franceschini e Giovanni Rana per poi presentarsi domani in Parlamento… non a chiedere la fiducia, no!
Ma ad annunciare una serie di provvedimenti immediati da levare la pelle agli astanti.
Presidente incavolato! Le suggeriamo qualche punto?
Primis: blocco immediato di ogni possibile aumento degli stipendi di:
Onorevoli, senatori, ministri e collaboratori, manager pubblici, collaboratori esterni, consoli e ambasciatori, grandi baroni degli ospedali pubblici, governatori regionali, sindaci, assessori e via via, in una lunga e allucinante lista che ormai tutti conosciamo.
E il blocco dovrà valere per almeno 15 anni, a prescindere da chi starà al governo.
Poi (mica è finita): abolizione totale di ogni privilegio di casta - telefonini, viaggi gratis, stipendi per i portaborse, uso degli aerei militari, ristorante di Montecitorio con spaghetti all’astice a 3 euro, barbiere, auto blu, delegazioni di amici e parenti portate all’estero in visita ufficiale et cetera.
Inoltre comunicherà il divieto assoluto di essere presenti a: matrimoni, battesimi e cerimonie assortite di personaggi “dubbi” (si prepari una lista), trasmissioni televisive di qualsiasi genere, soprattutto quelle dove si va a fare i cuochi col grembiulino, dove ci si tira le torte in faccia, dove si canta (stonando in maniera indegna) e si balla, aggiungendo il divieto di entrare allo stadio o in qualunque luogo di divertimento gratis amoris Dei: sei un politico-tifoso e vuoi entrare allo stadio? Compri il biglietto. Vuoi andare a vedere le Olimpiadi di Pechino con tutta la tua famiglia e con altri dieci amici e compari di partito? Prenoti i biglietti, magari Alitalia, così fai vedere che aiuti la compagnia di quasi-bandiera e li paghi, così come paghi gli alberghi e i souvenir laccati in rosso, preziosissimi.
Infine l’ultimo divieto, caro Presidente afflitto.
Quello di far assumere i propri familiari nella pubblica amministrazione.
Tutti i parlamentari dovranno, da domani, provvedere alla rimozione delle cariche dei propri parenti, fino alla terza linea, diretta e indiretta; quindi figli, nipoti, pronipoti, zie e cugine.
Presidente demotivato! Noi del PVP abbiamo un leggerissimo dubbio che i summenzionati politici possano far passare le leggi da noi citate dianzi.
Ma vuoi mettere la soddisfazione… perlomeno lo farà di fronte a tutti noi italiani.
Una roba così? Fra trent’anni saremmo ancora qui a parlarne!
(Poi non dite che non ve l’avevamo detto…)
Gianni Riso (Presidente del PVP, che spera di far passare le future proposte del partito… almeno dal prossimo Presidente eretto. Che almeno lui ci ascolti…)
Il Punto di Martin
22 Gennaio 2008Buon giorno mondo!
E se Martin ci avesse salvato? Pensa che bello.
Ieri la Borsa di New York era chiusa per la festa commemorativa di Martin Luther King.
“Meno male!” Avranno detto gli operatori di Wall Street, quelli con la giacchetta di diverso colore (a seconda del ruolo) che strillano: “I fuckin’ buy!” oppure: “I wanna sell the hell!”
Almeno ieri si sono risparmiati parte di quei 400 miliardi di euro che il resto del mondo ha invece bruciato.
E qui, oggi… ci vorrebbe il miracolo!
Pensa che bello.
Preoccupatissimi di un crollo americano ormai annunciato, ieri i politici e i finanzieri statunitensi si sono consultati e hanno deciso, con un solo voto di maggioranza, di cambiare completamente strada per salvare il paese.
Era giorno di festa ma loro dovevano decidere cosa sarebbe successo il giorno dopo (oggi) a Wall Street, e quindi-poi, nel resto del pianeta.
Ci fu un momento di grandissima tensione nei palazzi che contano.
Erano esattamente divisi in due, spaccati a metà : da una parte quelli che volevano il terremoto mondiale, dall’altra i contrari.
E’ stato il voto decisivo di un gruppo finanziario religioso, che porta il nome di Martin Luther King, a far pendere la bilancia a favore di chi voleva cambiare.
Questa fondazione è gestita da suore (tutte laureate in Economia ad Harvard) e gestisce immensi capitali raccolti tra i religiosi di tutte le religioni di tutto il mondo religioso.
Le suore hanno chiesto ieri pubblicamente al governo Bush una forte presa di posizione.
George Dà bliu ha capito (!) e oggi, 22 Gennaio, sta per fare una dichiarazione che cambierà il corso della storia.
Dirà che d’ora in avanti guiderà il paese insieme ai leader Democratici e che sarà così per sempre. Ha capito che le migliori menti politiche di una e dell’altra parte, messe insieme, possono rendere il doppio, se non il triplo.
E aggiungerà di non preoccuparci e di sentirsi perfettamente lucido giacché, vista la situazione, non beve un goccio da almeno due giorni!
A questo punto i Democratici si adeguano e decidono di abbandonare le primarie e di unirsi anche loro: Hillary e Obama lavoreranno insieme, d’ora in avanti.
Loro due a fare swapping governativo con Bush e la Rice. Pensa che bellissimo.
Intanto i grandi finanzieri USA, insieme alle loro multinazionali, annunciano che rinunceranno a metà dei loro utili per ricostruire un certo benessere americano e per ricostruire anche un pezzo di Iraq, a titolo di risarcimento.
Le Borse di tutto il mondo, prese alla sprovvista, reagiscono comunque in maniera esaltante: finalmente qualcuno che parla chiaro e corretto (si son detti tutti).
La Cina, capendo che il vento sta cambiando e che bisogna approfittarne, prende delle coraggiose iniziative anch’essa.
I boss comunisti sanno benissimo che prima o poi dovranno affrontare delle rivendicazioni sociali e salariali gigantesche.
Se decideranno di comportarsi nel vecchio modo, dovranno reprimere le proteste in un immenso bagno di sangue ma ora, spinti dal cambiamento degli Stati Uniti, prendono la palla al balzo e concedono delle libertà , prima neanche immaginabili.
Aumenti salariali diffusi, libertà di stampa, abolizione della pena di morte, introduzione di un comunismo più “rosa”, non più feroce ma timido apripista di una futura buona democrazia.
A questo punto l’India non vuole essere da meno e decide di far pace col Pakistan, firmando un accordo bilaterale che blocca la costruzione di altre armi atomiche - anche perché costano troppo, la Cina sta correndo verso la democrazia ed il benessere, e gli indiani e i pakistani hanno bisogno assoluto di quei soldi risparmiati.
Quindi, grande pace anche tra gli indù e i musulmani, finita la guerra di religione, basta morti, basta violenze.
Immediata reazione in tutto il mondo.
Cattolici, protestanti e ortodossi, visto il “trend”, si adeguano immediatamente e si riunificano, per poi porgere subito la mano ai musulmani che, colpiti da tanta dimostrazione d’affetto, allontanano i terroristi che fomentano odio.
Naturalmente tutto ciò si ripercuote anche in Palestina, dove gli Israeliani, dimostrandosi ancora una volta degli esseri intelligentissimi, fanno una pace totale coi palestinesi, coi libanesi, con i siriani; con tutto il mondo arabo, insomma.
Pensa che fantastico.
L’economia mondiale scommette su questi sconvolgimenti che, finalmente, sembrano provocati da persone serie, mature e consapevoli e cerca di trovare le strade giuste che uniscano il benessere dei paesi capitalisti alle necessità di tutti gli altri paesi e alle urgenze ambientali.
La temperatura terracquea comincia a rallentare la sua corsa, mentre Carlo Rubbia, nuovo direttore del CNR fa la scoperta del secolo: l’acceleratore di particelle situato sotto il Gran Sasso ha finalmente scoperto il modo di “bonificare” il plutonio usato per il nucleare.
Abbiamo l’energia pulita!
Il petrolio crolla, il mondo esulta di felicità .
Forse non ci estingueremo…
E in Italia? Beh, qui si tocca l’infinito…
Berlusconi e Prodi a cena insieme, a mangiare gnocco fritto con la mortadella e a bere Lambrusco; Ignazio e Rosi Bindi che si baciano pubblicamente, mentre Storace e Pecoraro si abbracciano virilmente ma amichevolmente.
Il Papa fa il suo ingresso alla Sapienza tra due ali di folla esultante, composta anche da frikkettoni, da anarchici e da Marco Pannella, che applaude commosso insieme a…
DRIIIINNN! Scusate.
(…)
Era la sveglia.
Buon giorno mondo!
Gianni.

(Voti:11, media dei voti: 4.36di 5)
(Voti:12, media dei voti: 3.67di 5)
